Dietro l'immagine elegante di Cortina d'Ampezzo c'è una comunità ladina con radici profonde, che conserva con orgoglio la propria lingua, i propri costumi e un calendario di ricorrenze che scandiscono l'anno. Partecipare a una di queste feste è il modo migliore per conoscere il paese al di là delle vetrine: si incontrano le famiglie ampezzane, si ascolta la musica della banda, si vedono sfilare abiti tramandati di generazione in generazione.
I patroni: i Santi Filippo e Giacomo
I patroni di Cortina sono gli apostoli Filippo e Giacomo, che la Chiesa ricorda il 3 maggio. A loro è dedicata la Basilica minore nel cuore del paese, costruita tra il 1769 e il 1775 nel luogo dove sorgevano due chiese più antiche. Le statue in pietra dei due santi, giunte da Venezia nel 1775, ornano la facciata, mentre l'interno conserva un ricco altare maggiore barocco, quello che vedete nella foto di questo articolo. La festa patronale è un momento religioso e comunitario molto sentito, celebrato con le funzioni solenni in Basilica: è un'occasione per vedere la chiesa nel suo giorno più importante, con il rispetto dovuto a una ricorrenza della comunità.
La Fèŝta de ra Bàndes, a fine agosto
Se c'è un evento che riassume lo spirito ampezzano, è la Fèŝta de ra Bàndes, la festa delle bande, che si svolge ogni anno nell'ultima settimana di agosto. La organizza il Corpo Musicale di Cortina d'Ampezzo, fondato nel 1861 da un gruppo di appassionati e ancora oggi protagonista di decine di concerti, sfilate e servizi civili e religiosi ogni anno. Dal 1976 i musicisti indossano un costume ispirato all'abbigliamento ampezzano del Settecento, che all'inizio sorprese i compaesani ma che oggi è diventato un simbolo.
La settimana si apre con il concerto della banda di casa in Piazza Angelo Dibona e prosegue con esibizioni serali. Il momento culminante è l'ultima domenica, con la grande sfilata folcloristica lungo Corso Italia: più di venti tra bande e gruppi folcloristici, italiani e stranieri, attraversano il centro accompagnati da tanti ampezzani in costume tradizionale, prima di riunirsi per un grande concerto finale. Per chi soggiorna a Cortina in quei giorni è uno spettacolo da non perdere.
Il costume ampezzano
Il costume tradizionale non è un abito di scena: fino al secolo scorso faceva parte della vita quotidiana, e ancora oggi viene indossato con cura in occasione delle principali celebrazioni religiose e civili, come il Corpus Domini, i matrimoni e le feste del paese. L'abito femminile ha alcuni elementi comuni a tutte le varianti, come il ciameşòto, una gonna arricciata di pesante stoffa nera cucita a un corpetto senza maniche, e il palegrèn, il grembiule di seta colorata. Le varianti principali sono quattro:
- Ra màgnes, l'abito da cerimonia, con giacca nera e cappello ornato da nastri e piume.
- Ra varnàza, più allegro, per la primavera e l'estate.
- Ra jàida, l'abito invernale, di austera eleganza.
- A ra vècia, la versione più antica, che risale alla fine del Settecento.
Chi vuole approfondire può visitare il Museo Etnografico delle Regole d'Ampezzo, che dedica una sezione proprio a questi abiti. La tutela delle tradizioni è affidata anche all'Union de i Ladis d'Anpezo, l'associazione culturale fondata nel 1975 per valorizzare lingua e cultura locali.
In autunno, la festa del Desmonteà
Con l'arrivo dell'autunno il bestiame scende dai pascoli d'alta quota e torna nelle stalle del paese. Per ricordare le origini agricole della valle, dal 2006 le Regole d'Ampezzo organizzano ogni anno, in genere a ottobre, la Festa del Desmonteà: mucche, cavalli, asini, pecore e capre sfilano in centro accompagnati dagli allevatori, si benedicono animali e mezzi agricoli e si possono assaggiare formaggi e prodotti locali. È una festa allegra, ideale anche per i bambini.
Vivere le feste da vicino
Molte di queste ricorrenze si svolgono tra Corso Italia, Piazza Angelo Dibona e la Basilica, cioè a pochi passi da Chiara Home Cortina, in Via Marconi a soli 100 metri da Corso Italia: potrete lasciare l'auto nel posto privato davanti a casa e seguire sfilate e concerti a piedi.
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